Diagnosi e cura del Lipedema: un caso studio

Diagnosi e cura del Lipedema: un caso studio

In questo articolo vi racconto la storia clinica di una mia cara paziente alla quale ho diagnosticato il Lipedema. Mi premeva molto affrontare questo tema perché è ancora poco conosciuto e soprattutto poco diagnosticato. In Molise, regione in cui opero, stiamo iniziando a lavorare in equipe proprio su questa patologia, con l’auspicio di poter essere un punto di riferimento per tutte quelle persone, soprattutto donne, che manifestano problematiche di questo tipo.
Prima di addentrarmi nel caso studio vi invito innanzitutto a contattarmi se avete dubbi o domande. Sono Concettina Elio e mi occupo di tutte le patologie che riguardano il sistema venoso e linfatico. In secondo luogo sarei molto contenta se, con queste parole, riuscissi a sensibilizzare sul tema colleghi e colleghe e potenziali pazienti creando un dialogo costruttivo su questo argomento.

 

Lipedema: cos’è

Il lipedema è una malattia genetica cronica che colpisce il tessuto connettivo sottocutaneo, in particolare il grasso. Le sue cause (eziologia) non sono ancora del tutto chiare. Questo tipo di patologia provoca un progressivo accumulo di tessuto adiposo, che può diventare più duro e alterare l’aspetto della pelle. Se non viene trattato, può peggiorare fino a causare gravi problemi di mobilità e disabilità. Il lipedema venne descritto per la prima volta nel 1940 dai medici Allen e Hines alla Mayo Clinic e nel 2018 è stato finalmente riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come patologia. Si stima che abbia una prevalenza del 6-11% nella popolazione. Colpisce prevalentemente le donne.
Come anticipato nell’introduzione, molti/e non sanno di esserne affetti/e perché il lipedema viene confuso con altre problematiche del tessuto connettivo o non viene riconosciuto come patologia. Nella maggior parte dei casi i pazienti al quesito: “Perché ho le gambe tonde” si sentono rispondere che è normale perché nella loro famiglia le hanno tutte così oppure che si tratta di un problema del microcircolo o del sistema linfatico o peggio ancora di ritenzione di liquidi.

 

Lipedema: i sintomi

Il tessuto adiposo colpito dal lipedema tende a localizzarsi in modo eccessivo in sedi in cui non dovrebbe essere o almeno in cui dovrebbe essere meno presente. Si sviluppa sugli arti inferiori, nella parte bassa delle gambe e tende ad infiammarsi con facilità. Questo provoca molto dolore ed è suscettibile alla formazione di ematomi e alle infezioni

 

Caso studio: la storia di A.C.

La paziente di cui vi parlo è A.C. È una ragazza di circa 30 anni, non ha patologie di base, non assume alcuna terapia domiciliare, tendenzialmente in buona salute e in lieve sovrappeso con un’attività lavorativa di tipo sedentario.
Quando è arrivata nel mio studio era un pochino demoralizzata perché nella sua vita aveva già fatto molti tentativi di trattamento per le sue “gambe grosse” (linfodrenaggio, pressoterapia, crioterapia) con scarsi risultati clinici. Mi ha raccontato che fin da ragazzina, nonostante fosse anche più esile in passato, aveva avuto le caviglie tonde e che questo era stato per lei sempre un disagio. Ricordava che sua nonna aveva le “gambe grosse” ed era terrorizzata all’idea che le sue potessero diventare simili.
Con il tempo il disagio estetico si era trasformato in un disagio clinico, a causa del dolore degli arti inferiori, del senso di pesantezza importante e dello scarso riposo notturno per il fastidio alle gambe. Aveva eseguito molti ecocolordoppler risultati sempre normali, assunto qualche terapia con integratori per stimolare il drenaggio, iniziato una attività sportiva a scopo di tonificare gli arti inferiori, senza però ottenere molti benefici.
Non aveva però mai ricevuto una vera diagnosi.

 

La diagnosi di Lipedema

Dopo aver ascoltato la paziente per avere un quadro preciso della situazione, come di routine, ho eseguito un ecocolordoppler venoso e arterioso degli arti inferiori e cercato di palpare le sedi maggiormente dolenti alla pressione.
La diagnosi di lipedema è esclusivamente clinica. La forma dell’arto è la prima cosa da osservare e studiare. Va ricercato innanzitutto il segno dello scalino, ovvero la protuberanza che si forma alla caviglia generalmente in sede mediale (almeno nelle fasi iniziali). A completare la diagnosi subentrano la storia della paziente e i suoi sintomi. A.C. aveva tutti i segni e i sintomi che potevano far porre diagnosi di LIPEDEMA TIPO 5 STADIO 1.

 

Trattamento del lipedema

Dopo aver effettuato la diagnosi, ho impostato una terapia che riuscisse a trattare la patologia nel modo più completo possibile.
Ecco l’elenco delle attività da svolgere e dei trattamenti che ho consigliato:

  • attività sportiva di tipo aerobico o idrochinesiterapia o se di tipo tonificante con pesi a basso-medio carico; 
  • combinazione di integratori ad azione detossificante (tarassaco, betulla, ortica, cardo mariano), drenante (meliloto, bromelina), antinfiammatoria (curcuma, boswellia);
  • applicazione di una crema a base delle stesse sostanze suddette una-due volte al giorno 
  • drenaggio Linfatico Manuale (sec. Vodder o Leduc): 1 seduta ogni 10 giorni poiché la paziente era costante nella sua attività sportiva; 
  • elastocompressione diurna con Gambaletto Kl 2 
  • Counseling Nutrizionale perché il lipedema risponde meglio ad alimentazioni a basso contenuto di carboidrati. Nell’intervista alla dott.ssa Sara Rucci abbiamo affrontato proprio il collegamento tra lipedema e alimentazione.
  • visita di controllo dopo 3 mesi.

 

Risultati post-terapia

DA.C. è stata una paziente con un’alta compliance, ossia ha seguito con molta precisione e attenzione tutte le indicazioni del trattamento.
È stata infatti attenta e scrupolosa nel seguire tutta la terapia, ha effettuato una consulenza nutrizionale e iniziato un percorso per imparare a scegliere gli alimenti più idonei. Ha eseguito le sedute di linfodrenaggio consigliate. Ha modificato la sua attività fisica inserendo una camminata di circa 40 minuti a giorni alterni ed eliminando la palestra. Già dopo un mese dall’inizio del trattamento i sintomi clinici erano completamente rientrati. Non aveva più dolore né senso di pesantezza. Aveva ricominciato a dormire serenamente senza avvertire più disturbi agli arti durante il riposo notturno.
Io l’ho visitata dopo tre mesi dall’inizio del trattamento. Le sue caviglie e il resto della gamba avevano perso circa 2 cm sulla circonferenza. Lei era molto soddisfatta ed io quanto lei. Mi ha riferito di non essersi mai sentita così “leggera” e che aveva ricominciato a “mostrare” le caviglie. Le ho impostato una terapia di mantenimento e inserito un controllo ad un anno. Mentre scrivo l’articolo, non ho ancora avuto modo di visitarla nuovamente personalmente. Ho avuto però feedback molto positivi dalla fisioterapista e dalla nutrizionista che continuano a seguirla.

 

Il mio messaggio per voi

Le pazienti con Lipedema che arrivano nel mio ambulatorio generalmente sono sempre molto scoraggiate e demotivate. Hanno fatto decine di trattamenti e visite, speso tanti soldi e tanto tempo senza aver mai ottenuto una diagnosi e dei risultati. Quando spiego loro da cosa sono affette, sottolineo che hanno una patologia cronica che non concederà mai di avere le gambe che forse avrebbero sempre voluto ma che i margini di miglioramento ci sono. Chiedo loro di provare ad avere fiducia un’ultima volta. Quando tornano per il controllo dopo tre mesi, felici di quanto ottenuto, generalmente mi chiedono “e ora dottoressa che si fa?” ed io rispondo sempre “adesso io ti devo insegnare a restare così e a piacerti per come sei”.


 

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